lunedì, 30 novembre 2009
Ho cucito la bocca
e fragorosamente ho parlato
scandendo la ragione tanto
che caddero le menomazioni
della gente farsa
che d'un senso soltanto si spingevano
e all'unisono ridevano
del baritono storpio
come la pagliuzza che tale resta
pianta senza affanni
scorta l'ultima volta
non ricordo dove.
lunedì, 02 novembre 2009
...allora
se asciugassi i patemi
stracotti nella vinaccia
__________della quiete
e spianassi
quei cinquanta scaloni
che ti danno un nome alto
ritroverei il giro perfetto
che conduce ai baci
non goffi,non rossi
tre volte o sei di manine
a due denti?
E invece
parsimonioso di passi
ora più avventurieri
dosi qualche genuflessione
____________chissà
nei racconti sgranuli
dei gomiti più larghi a tavola
quando il ciglio porgi e
non ci sono.
domenica, 25 ottobre 2009
Vorrei...
Scioccamente mi piego
ai giochi subdoli delle roteazioni,
incisivi
dar misura dello spazio di te intorno
col vuoto contenuto tra le assi
primitive dell'astoria.
Il grugnito da giudio* che se ne sbatte
e nel silenzio _______________impera
incompreso pure ai simboli ardenti
della rivolta.
Dar piacere sobillando ai coyote
d'una ricerca tra la sabbia di certe
orme magnificate, setacciate, non trovate.
Questo Bene s'oscurava negli atti
come l'oro al buio
e tuonava nel vivacchio
_______________duro
delle ceneri da sgombero,
e tarli ne feriva dabbasso che di teste
rimugina ancora goloso testè.
Cosa farci di colori adesso
che non si vive e non si sopravvive,
con l'alto mare smascherato di tragedia
che sfratta sudiciume da ogni logos
e solleva maturi filari di ierofantocci.
Rideresti più forte adesso
con i convenevoli raggelati della compassione
che assegna loculi ai miserandi
e l'estrema minzione ai macerandi.
Poco altro si lascia al veneficio del dubbio.
domenica, 28 giugno 2009
E' probabile che dietro queste muraglie
battute dalla calura
ci siano gli stessi ipocriti, ammollati
nel puzzo dell'estate
che cercano di vendere la sua forma azzurrina
che anche l'iride malata del cielo smentisce
preso dal respiro rado della Parma,
e stanchezze d'ombre
che ammorbano letti già unti
con fantasie riprovevolmente fresche
di bambole da consumare come pesche
come un me che s'aggrappa alla bocca
per non scivolar via dalla proprie dita.
mercoledì, 24 giugno 2009
È nell'eccedenza dei colori
che svilisce questa solitudine
violentata dalla vita che s'infiltra,
spartana eppure adorna
d'acanto-spinoso-
dove l'ombra nelle sue feritoie
ancora fatica ad operare il gelo,
sottotraccia muove, tra le rughe di limoni
giganteschi.
Così rimane in attesa la scatola dove
contavo di riporre in quarantena la testa
dal faticoso esercizio,
ricucendo il logorio al cavallo.
Effimera è la notte dell'acciughina
tra le rovine intatte e
le ceramiche di Perla
nell'emisfero a riposo
dove si sbarra l'ingresso all'impertinenza
e si ordina grog.