Tredici Lune
più Lontano
da Te.
Tredici Lune
più Lontano
da Te.
D'Archetto,
su pieghe dedicate
e pulsazioni di controllo
in Andante maestoso,
mi sveli
Veleno Edule
le tue mentite Sfoglie.
A macchie.
Sull'origine dei tuoi profumi
a protezione delle incertezze
aggroviglio immagini
STRETTA
a sentirne lo scuotimento
ONDEGGIANTE
proprio lì dove mi sento deturpe
di un nuovo Senso.
Ampolla d'anima
in corpo d'anfora
a resettare le Ascensioni
invertendo Ordini.
Sdoppio le tue vergate
e amplifico i miei tremori.
Salo il caffèlatte col tuo ricordo
[FOSSI CIELO CADREI DI SCHIANTO]
e i cuori in pannina che non t'ho dedicato.
Ho mal di schiena a pensarti.
Ripeto cinque volte il cilicio
e domani camminerò ancora.
Ti tratterrò in gola oltre il vomito
Incedere guerriero
con le battaglie negli occhi
sotto cieli di perle e fumi
che non rallentano in petto
Sventra sei settimi di peccato
solo brame di fibrosa potestà
assaporeranno le stille degli affondi urlati
chè pelle sotto pelle è avvezza a infamie maestre.
Oltre nessun Timore
oltre presagi di scuoio novizio
su lande già esplose e percosse
salivazione di Demonio.
Nei Regni poco sotto
attese nuove ed invocazioni torbide
a sussiego immoto
in sogni di fucine.
Sbattuto fra le coltri
come fossi morto.
Immagino domande
e congetture sulle risposte
Strumento dei miei Pensieri.
Su e giù per il corridoio,
non è nervosismo,
solo il Viale che m'è dato da percorrere.
Respiri tremuli
rendono incerte Lacrime
a ribollire su Precipizi
Attente
a non restar vittime
di furiose Discese.
Immobili concetti
su minate Vaghezze.
Come sabbiosi castelli
aggrada
il disfacimento degli Echi.
Concedimi
le tue private Lische
incagliate
su collosi asfalti di disperazione
in posa
di annerita rosa
e Gelsomini donati
su sentieri di Fragole
ed Assenze d'Inchiostro
a tratti.
Cadenze d'incanto
in lacerazioni interrotte.
Satura di confessioni
Ti lasci cadere
nei tuoi palmi
di visione perpetuata.
Accechi le spigolature
con smalti
di liquide notti
distillati
bussando con Papaveri
nei Fondali dell'Esule.