martedì, 25 marzo 2008
Forniti di tutte le gole dell'Idra e precipitati,scaraventati,di forza,senza pietà alcuna per gli abissi che andate a sporcare e dai quali tracimate da millenni. Giustificati e salvati pur se indegni. Mi fa schifo guardare il cielo e pensare di ritrovarvi tutti attorno nei pochi attimi in cui provo la gioia di uno smarrimento. Fortuna che i Messia non tornano ad ogni giro e il vostro tempo volge finalmente al Giudizio. Mi basta salvare i pochi sorrisi che ho conosciuto ed amato e nemmeno tutti forse, perché anch'io son della stessa vostra carne sbagliata. I vermi che vi mangiano gli occhi non vi disturbano l'appetito immondo di accelerare le pene dei pochi innocenti e nel dubbio preferite adagiare la lordura della vostra nullità tra quelle dieci lance piuttosto che schiacciarla in un atto di pietà verso voi stessi e donare qualche liquame all'aridità dei secoli,frantoi stanchi movimentati dalla pietà dei corpi . Le corde annodate non vi salveranno dalla Caduta più densa. Barbari! I vostri bastoni vi son serviti neppure in vecchiaia da sostegno,solo spregevole strumento d'eccitamento per le folle-tronchi nuovi per muovere le carlinghe-dai sensi bruciati. Avete taciuto e deciso consultando le palle di polvere la Via d'ognuno e d'ognuno scaverete la fossa vangando con le vostre ossa. Potenti! Avete mai riflettuto sull'indegno nome delle vostre schiene? Voi siete l'Errore generato e generante sé stesso,siete Rovi infetti,siete topi senz'anima,siete peste codificata,geni infedeli. Voi incesto del Verbo,corvi bastardi e spade bastarde ,scavate i vagiti per ricercarne lussuria alla fonte!
Frammentato è l'Infinito in Cupola
S'asconde il Foco
a scioglier ardimento di cera
e ridono gli arbusti del Pianto di Fenice.
Del lavorìo del fabbro s'appresta Paura
Misericordia dissennata la mia
a respirar fiamme e obliar dei peccati
che Incudine attende.
Di latte di Puerpera
vi nego Speranza.
Tinta la nube
fine alle Danze.
giovedì, 20 marzo 2008
Sapresti impacchettare anche l'Amore
per non sfigurare Delicata.
E che mistero fumoso avvolge le tue membra
che ad ogni respiro si fa più denso?
Sai di gelatina anche quando già lontana
con te andar di corsa è perder tempo
tu non ne sei un quarto
nè quarta mancanza
Intera di bracci che forieri di sale e miele
guardarti è l'Infinito che non stanca.
Certo d'averti già provata
torni Primizia ad ogni rima.
lunedì, 17 marzo 2008
"L'Amore è una semplicità che non si racconta"
lunedì, 17 marzo 2008
Devo continuare a triturare
tutte le mie proiezioni
celando il ricordo di te
nella Muta
che cambio e nascondo
perché Ti Sporco
di Distanze,
di quelle che hai voluto imparare
per restare all'erta
anche se significa finire
infetta
di un Male
che non t’appartiene
perché non t’appartengono
le Cure.
Di giorno
son della Forma
che mi si chiede
di notte
quella che non si vede,
con le mani nascoste
anche ai miei occhi
posso solo pensare
di annullarti
ingoiandoti
di traverso
come pensiero
Perverso
che dovrebbe stufarmi
perché racchiudi la bellezza
dell’universo e
dalla quale fuggo
per non esser preso
-non prima di aver scelto-
per non vivere in eterno
senza speranze di morte.
Resti
orecchini di ciliegie e
profumi di olive
sul campo incolto
dei miei battiti.
sabato, 15 marzo 2008
Semplice carta
dove leggo la bellezza
dell'acqua
in un'altra notte
che annego
per restar sordo
alle campane
di un altro me
che scompare
lunedì, 10 marzo 2008
lascio
un vano
ombrello e
t’accompagno ad
assaggiar
i pianti con
le vesti
a spasso
capovolti per
quest’oceano
confuso e
giunti al
riparo sotto
un tetto
scoperto con
la Timida
ti prendo
di riflesso
mia Fata
lascia le
tue farfalle
sulle labbra e
ritornami
crisalide all’acqua
del respiro zero
nessun peccato
acceso stanotte non
morirà un sogno
domenica, 09 marzo 2008
indeciso
se dormire o
uccidere
me ne resto a
graffiare la
mia pelle
sul tavolo
consunto dagli
umori felici
degli stolti che
annegano in
ogni bicchiere per
la profondità
dei loro doveri
di servi
ciarlieri
come se
l’untume
che sobbolle
nei loro materassi
di neuroni
fosse l’apogéo
dell’umano patire
e
non s’avvedono
ch’ogni loro verità
è minor viscoso
d’ogni liquame
mortale
sabato, 08 marzo 2008
e che vuoti
mi lasci
senza più
i tuoi capelli
della notte
profumati
e i dubbi
senza
più carne il
mio trono
fa decubito
sulla mia pelle
di biscotto
da solo inghiotto
fortuna il portico
libero e in ombra
posso almeno
aspettare lo
squarcio
carminio mentre
mi abbandono
sorridendo ché
prima d'ora
ero cieco
adesso posso
veder il resto
di quello che
non ha proseguo
conservo la mente
nel cuore
perder la testa
non farà rumore
martedì, 04 marzo 2008
Gargarismi
d'acqua di rose
morte
Imbellettato
di fragole
sfatte
Irrorato miasma
all'addome sfibrato
preso a voragine
Caduta Somiglianza
aperta a sante spore
Libera Me spine
Moto
di Sfregiata Luna
sabato, 01 marzo 2008
Con sana pazienza
a levigar le forme
piallando i dossi
a battiti di ciglia
e morir di foglie.
Anzi lo stingere
dall’alto dell’Opra
mi ritrovo distorto
osservante dabbasso:
salito non asceso.
Truciolo son rimasto
ignaro all’impasto.