sabato, 12 luglio 2008
Al risveglio
solo una tortora
a cantare l’angoscia
e un mattino
recante ancora
i profumi della sera.
Roma immaginata
Roma sognata
di passi croccanti nel parco
e un futuro visionario
di un passato in lcd.
Al risveglio
é un cielo a raffreddarsi
a nord di questo nord
così distante dalle bugie,
dalle giacche smesse,
tramate di cristalli d’arancia
come non è stato toccarti.
Invero mi manchi
e pesa
asciugarmi sempre
le tue parole monche addosso.
Oggi non ho voglia di caffè.
sabato, 28 giugno 2008
Forse
non incontrerai
che specchi caduti
bugiardi persino
davanti alla morte.
Perduta nella stessa fetta buia
di un te che vuoi ammutolire
senza aver lavato le mani
ancora grondanti
congelate attorno un gesto
di morbido conforto.
Stupide corse
tra gli inganni di Escher
a salvar noi stessi
che salvi non lo siam mai.
Ancora vaghi
prigioniera
di un risveglio mancato
tra il colore del mare
e quello del sangue.
sabato, 26 aprile 2008
Io voglio solo capovolgere il mondo e buttarmi,dare un senso al sollievo che attendo, cadendo senza mai atterrare, farmi consistenza di pensiero e smetterla di virgolettare tutte le mie idiozie che non mi svuotano mai del tutto. Sono saturo di nolontà anche perché ogni scelta giusta non dura che il tempo di pentirmene. Non sai da quanta infelicità t’ho salvata e ancora non capisci che non sono io la gravità fatta carne per il tuo corpo innocente,non sono io la luce impazzita ma solo un abbaglio sul tuo percorso. Posso restare a marcire coi miei sogni inesplicabili che son sempre meglio dei miei risvegli fin troppo chiari per uno che ha scelto da tempo l’ombra per un’esistenza latente eterna e soppressa al primo schiocco di limpidezza.
Resti pure polvere ogni mio buon intento,almeno mi sono appartenuto nelle menzogne e nell’evanescenza di credermi sempre a un’unghia dalla cima. Ho visto ragni più capaci di me , di conseguenza di mille più inutili di me, di fare e disfare a piacimento valigie di perfezione catturando la luce necessaria a far sublime ogni tortura,cieli spettinarsi e ricomporsi e vendersi senza perdere mai la maestosa meraviglia nei miei occhi navigati… Forse son vissuto al contrario ed ora che sarei ancora polline rilascio un liquoroso,distillato, Fine.
martedì, 25 marzo 2008
Forniti di tutte le gole dell'Idra e precipitati,scaraventati,di forza,senza pietà alcuna per gli abissi che andate a sporcare e dai quali tracimate da millenni. Giustificati e salvati pur se indegni. Mi fa schifo guardare il cielo e pensare di ritrovarvi tutti attorno nei pochi attimi in cui provo la gioia di uno smarrimento. Fortuna che i Messia non tornano ad ogni giro e il vostro tempo volge finalmente al Giudizio. Mi basta salvare i pochi sorrisi che ho conosciuto ed amato e nemmeno tutti forse, perché anch'io son della stessa vostra carne sbagliata. I vermi che vi mangiano gli occhi non vi disturbano l'appetito immondo di accelerare le pene dei pochi innocenti e nel dubbio preferite adagiare la lordura della vostra nullità tra quelle dieci lance piuttosto che schiacciarla in un atto di pietà verso voi stessi e donare qualche liquame all'aridità dei secoli,frantoi stanchi movimentati dalla pietà dei corpi . Le corde annodate non vi salveranno dalla Caduta più densa. Barbari! I vostri bastoni vi son serviti neppure in vecchiaia da sostegno,solo spregevole strumento d'eccitamento per le folle-tronchi nuovi per muovere le carlinghe-dai sensi bruciati. Avete taciuto e deciso consultando le palle di polvere la Via d'ognuno e d'ognuno scaverete la fossa vangando con le vostre ossa. Potenti! Avete mai riflettuto sull'indegno nome delle vostre schiene? Voi siete l'Errore generato e generante sé stesso,siete Rovi infetti,siete topi senz'anima,siete peste codificata,geni infedeli. Voi incesto del Verbo,corvi bastardi e spade bastarde ,scavate i vagiti per ricercarne lussuria alla fonte!
Frammentato è l'Infinito in Cupola
S'asconde il Foco
a scioglier ardimento di cera
e ridono gli arbusti del Pianto di Fenice.
Del lavorìo del fabbro s'appresta Paura
Misericordia dissennata la mia
a respirar fiamme e obliar dei peccati
che Incudine attende.
Di latte di Puerpera
vi nego Speranza.
Tinta la nube
fine alle Danze.
domenica, 09 marzo 2008
indeciso
se dormire o
uccidere
me ne resto a
graffiare la
mia pelle
sul tavolo
consunto dagli
umori felici
degli stolti che
annegano in
ogni bicchiere per
la profondità
dei loro doveri
di servi
ciarlieri
come se
l’untume
che sobbolle
nei loro materassi
di neuroni
fosse l’apogéo
dell’umano patire
e
non s’avvedono
ch’ogni loro verità
è minor viscoso
d’ogni liquame
mortale
martedì, 04 marzo 2008
Gargarismi
d'acqua di rose
morte
Imbellettato
di fragole
sfatte
Irrorato miasma
all'addome sfibrato
preso a voragine
Caduta Somiglianza
aperta a sante spore
Libera Me spine
Moto
di Sfregiata Luna
domenica, 24 febbraio 2008
Un trono stanco
il Muto
Carbone
Incavo
e
non mi perderei
nel ritrovarmi,
bello sarebbe
cercarmi
eternamente,
e
distratta
sorridente
Tu
ad ogni rotazione
incurante
aL mio svaniRe
tutte le volte
che Mi
toccasSi