sabato, 12 luglio 2008

Al risveglio

solo una tortora

a cantare l’angoscia

e un mattino

recante ancora

i profumi della sera.

 

Roma immaginata

Roma sognata

 

di passi croccanti nel parco

e un futuro visionario

di un passato in lcd.

 

Al risveglio

é un cielo a raffreddarsi

a nord di questo nord

così distante dalle bugie,

dalle giacche smesse,

tramate di cristalli d’arancia

come non è stato toccarti.

 

Invero mi manchi

e pesa

asciugarmi sempre

le tue parole monche addosso.

 

Oggi non ho voglia di caffè.

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giovedì, 10 luglio 2008

Seno di certe illusioni

l’altura che fine non ha,

ambra di tutto il taciuto,

pastura di piume e di mai.

 

Obliquo cadere

di sabbia già vetro

se venefica ingoi

tua forza in dissolvenza.

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venerdì, 13 giugno 2008

Con fattezza di sogno

raggiungerò i tuoi campi

avari di solchi fruttiferi Tempo.

Arduo vangare per chi troppo s’appartiene

ridarti sangue e propoli

e linfa alle brulle vene.

Amor che troppo supera i respiri

lenir conviene e addolcir l’impeto

della sabbia non venga ad esserne male.

Già alta la luce sui sensi

s’aggrava fatica ma rimesta l’intento

forma non muti in cuor di sementi.

Fossi restano le culle

vacue adagiate e scintille per fatui

mi perdo ora dove germogli disseti.

Gli ultimi,son passi all’ombra tua

dilatata,ma ancor meno della fierezza

d’essermi spento uomo,pago d’una tua carezza.

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martedì, 03 giugno 2008

Ho idea di te poggiata ad ogni ulivo

Incontrato sulla via a darti i suoi rami

Contorto dai groppi respinti

Piegato al dolore dei tuoi racconti

Che il vento non ha saputo eguagliare.

E più grande l’avverso

Più alto l’indifferente scendeva ad ascoltare

Seguendo la semina distratta delle ombre:

Abbandono di spoglie mai pese.

Dimmi poi,se non è rugiada quel che resta

Di te diroccata,

Di te sola,

Di me che non c’ero.

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martedì, 27 maggio 2008

S’espia ogni peccato

Se tua mancanxa più grande

È non sapere

“Come si fa a smettere d’amare?”

E riesci ad ammutolire tutti i miei

“Lo so!”

Con le morti trasparenti

Già in fuga dai bracieri delle tue gote.

Anima che vola al cielo in frammenti.

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martedì, 22 aprile 2008
Che lingua parlano i miei pensieri oggi che mi mostrano immagini mute di un avvenire troppo simile ai giorni passati con lo stesso sbuffare delle candele che pare fatto per proteggermi dall’invisibile? È tutto un dimenticare le cose che già so e che nel rinnovare mi dovrebbe far sentire pieno. Notturno è già l’aria che indugia ai vetri,nemmeno il volo mi calma con le sue corse al riparo nelle fronde moleste. Oggi è di una tristezza violenta in Bemolle,è una pioggia che inacidisce dentro e una paura che schiaccia al muro per recuperare mattoni,è una guerra atona,una fuga sulle tegole smosse,una mano che non mi entra nemmeno tra i capelli,che m’abbandonano e fanno un rumore di resa,oltre 180 pericoli da moltiplicare per le direzioni e  le dimensioni e i poli che discernono in comizio coi fumaioli di una morte già necessaria a liberare un angolo nelle menti che già ho baciato e che m’hanno stretto in sogno.
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sabato, 12 aprile 2008

Poco prima di mezzanotte
Il tuo sguardo
Ad ogni ora del giorno.
E n'amarezza a labbro
Rampicante senza verde
Rovi e spine fino al
                                                Decentrato Centro.
Questa voce fatta friabile.
Non edule un mistero
E scrigni
Dietro le mura del cimitero.

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martedì, 25 marzo 2008
IMG_0518Forniti di tutte le gole dell'Idra e precipitati,scaraventati,di forza,senza pietà alcuna per gli abissi che andate a sporcare e dai quali tracimate da millenni. Giustificati e salvati pur se indegni. Mi fa schifo guardare il cielo e pensare di ritrovarvi tutti attorno nei pochi attimi in cui provo la gioia di uno smarrimento. Fortuna che i Messia non tornano ad ogni giro e il vostro tempo volge finalmente al Giudizio. Mi basta salvare i pochi sorrisi che ho conosciuto ed amato e nemmeno tutti forse, perché anch'io son della stessa vostra carne sbagliata. I vermi che vi mangiano gli occhi non vi disturbano l'appetito immondo di accelerare le pene dei pochi innocenti e nel dubbio preferite adagiare la lordura della vostra nullità tra quelle dieci lance piuttosto che schiacciarla in un atto di pietà verso voi stessi e donare qualche liquame all'aridità dei secoli,frantoi stanchi movimentati dalla pietà dei corpi . Le corde annodate non vi salveranno dalla Caduta più densa. Barbari! I vostri bastoni  vi son serviti neppure in vecchiaia da sostegno,solo spregevole strumento d'eccitamento per le folle-tronchi nuovi per muovere le carlinghe-dai sensi bruciati. Avete taciuto e deciso consultando le palle di polvere la Via d'ognuno e d'ognuno scaverete la fossa vangando con le vostre ossa. Potenti! Avete mai riflettuto sull'indegno nome delle vostre schiene? Voi siete l'Errore generato e generante sé stesso,siete Rovi infetti,siete topi senz'anima,siete peste codificata,geni infedeli. Voi incesto del Verbo,corvi bastardi e spade bastarde ,scavate i vagiti per ricercarne lussuria alla fonte!

Frammentato è l'Infinito in Cupola
S'asconde il Foco
a scioglier ardimento di cera
e ridono gli arbusti del Pianto di Fenice.
Del lavorìo del fabbro s'appresta Paura
Misericordia dissennata la mia
a respirar fiamme e obliar dei peccati
che Incudine attende.
Di latte di Puerpera
vi nego Speranza.
Tinta la nube
fine alle Danze.
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lunedì, 17 marzo 2008
Devo continuare a triturare
tutte le mie proiezioni
celando il ricordo di te
nella Muta
che cambio e nascondo
perché Ti Sporco
di Distanze,
di quelle che hai voluto imparare
per restare all'erta
anche se significa finire
infetta
di un Male
che non t’appartiene
perché non t’appartengono
le Cure.
 
Di giorno
son della Forma
che mi si chiede 
di notte
quella che non si vede,
con le mani nascoste
anche ai miei occhi
posso solo pensare
di annullarti
ingoiandoti
di traverso
come pensiero
Perverso
che dovrebbe stufarmi
perché racchiudi la bellezza
dell’universo e
dalla quale fuggo
per non esser preso
-non prima di aver scelto-
per non vivere in eterno
senza speranze di morte.
 
Resti
orecchini di ciliegie e
profumi di olive
sul campo incolto
dei miei battiti.
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sabato, 15 marzo 2008
Semplice carta
dove leggo la bellezza
dell'acqua
in un'altra notte
che annego
per restar sordo
alle campane
di un altro me
che scompare
postato da: GLASYABOLAS alle ore 13:16 | Permalink | commenti (3)
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